Ospite l’altra sera di Giovanni Floris a “Ballarò”, il ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani ha detto basta ai costi di ricarica. La novità sarà inserita nel disegno di legge che il ministro stà preparando in questi giorni e che interesserà tutto il fronte delle liberalizzazioni. E ieri pomeriggio l’Autorità per le comunicazioni ha pubblicato il testo sulle possibili soluzioni al problema. Il documento prevede tre ipotesi e potrà essere oggetto di osservazioni da parte dei gestori e delle assoociazioni dei consumatori per un mese a partire da ieri.
La prima ipotesi prevede l’eliminazione totale dei costi di ricarica che potrebbero essere trasferiti dagli operatori nella tariffa di traffico.
La seconda ipotesi, invece, prevede la sola eliminazione della disparità di trattamento fra i diversi clienti, frutto dei diversi costi di ricarica, ma lascerebbe in vita la doppia tariffa con un intervento per cui a bassa ricarica corrisponderebbe una bassa commissione, ad alta ricarica una commissione più cara.
Infine c’è una terza ipotesi combinata: “Un intervento regolamentare che – per un arco temporale da definirsi, ma non inferiore ai 12 mesi – preveda la coesistenza sul mercato di entrambe le soluzioni sopra prospettate. Si tratterebbe, cioè, di richiedere agli operatori di introdurre, cumulativamente, sia un’offerta senza costi, sia un’offerta tariffaria che elimini il carattere regressivo del contributo di ricarica rispetto al controvalore dei servizi acquistati”. Al termine del periodo di osservazione l’Autorità si esprimerebbe sull’esigenza di nuovi interventi.
L’obiettivo sarà duplice; Tim, Vodafone, Wind e Tre dovranno rinunciare all’incasso sicuro dei costi di ricarica, facendosi così una concorrenza fino ad oggi inesistente, mentre gli italiani beneficeranno di una reale trasparenza delle tariffe.
Il costo della ricarica è tra l’altro un’anomalia tutta Italiana, visto che non esiste in nessun altro paese europeo in cui viga questa condizione. Impressionanti i numeri che riguardano questa ingiusta “gabella” imposta dagli operatori. Basti pensare che in Italia quasi 90 telefonini su 100 funzionano senza un abbonamento e quindi con scheda ricaricabile. Solo nel 2005, gli italiani hanno versato agli operatori mobili un miliardo e 714 milioni e i ricavi degli operatori sono cresciuti del 30,2% in tre anni. Da sottolineare anche che i costi per sostenere il servizio (l’edicolante che vende la tessera o la banca che permette di “ricaricare” tramite Bancomat), ammontano a circa 769 milioni di euro, lasciando così agli operatori un margine netto di quasi un miliardo di euro annui. Il tutto senza contare il vantaggio finanziario che deriva dal pagamento anticipato della ricarica prima di usufruire del servizio.





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